Il primo ottobre ha ufficialmente preso il via CUCU Mare (Development of a cross-border institutional response to encourage circular aquaculture for cleaner seas based on mussel and sea cucumber farming), un progetto finanziato dal programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027 che ci vede coinvolti insieme a Zadar County Development Agency ZADRA NOVA, Cooperative Society, Ruđer Bošković Institute e Mediterranean Aquaculture Association nella sperimentazione e nella promozione di un sistema di acquacoltura circolare.
Acquacoltura: un settore in crescita
Con una produzione globale di prodotti ittici più che triplicata tra il 1997 e il 2017 e con una domanda globale di pesce che si stima aumenterà del 13% entro il 2034, l’acquacoltura assume un ruolo sempre più rilevante (OECD/FAO, 2025).
Oggi circa il 49% dei prodotti ittici proviene da acquacoltura (The State of World Fisheries and Aquaculture, FAO 2022) e solo in Italia nel 2025 il consumo di prodotti di acquacoltura è cresciuto del +3,6% in volume.
Tra potenzialità e sfide
L’acquacoltura può rispondere alla crescente domanda di prodotti ittici, offrendo una fonte di proteine alternativa a quelle provenienti dalla pesca di specie selvatiche e contribuendo all’obiettivo 2 per lo Sviluppo Sostenibile (SDG 2) dell'Agenda ONU 2030 che punta a sconfiggere la fame. Se gestita correttamente, può rappresentare una soluzione con impronta di carbonio e impronta ambientale inferiori rispetto ad altre forme di allevamento, come quello zootecnico (Commissione europea, EU Aquaculture).
La sostenibilità del settore dipende da diversi fattori, tra cui la qualità della gestione, l’idoneità del sito, il sistema produttivo adottato, l’impiego di sostanze chimiche e farmaci veterinari, le possibili fughe di organismi allevati e i loro effetti sugli stock selvatici (Aquaculture and Nature-based Solutions: Identifying Synergies Between Sustainable Development of Coastal Communities, Aquaculture, and Marine and Coastal Conservation, IUCN 2022). Tra le principali criticità ambientali, specialmente negli allevamenti con gabbie galleggianti aperte, rientra l’accumulo di rifiuti organici, generati soprattutto dalle deiezioni degli organismi allevati, dai residui di mangime e dai prodotti del metabolismo. Se non adeguatamente gestiti, questi apporti possono alterare la qualità delle acque e dei sedimenti, favorendo l’accumulo di nutrienti organici e fenomeni di eutrofizzazione (Serpa e Duarte, 2008), con conseguenze sull’equilibrio ecologico e sulle comunità bentoniche (Elvines et al., 2023).
Altra sfida del settore riguarda la produzione dei mangimi. Quelli destinati alle specie carnivore, che secondo la Commissione europea rappresentano circa un quarto del volume dell’acquacoltura, derivano spesso da farine e oli ottenuti da specie ittiche selvatiche. La transizione verso ingredienti alternativi, come farine di insetti e microalghe, procede ancora lentamente. Nel 2020, appena lo 0,4% degli ingredienti impiegati nei mangimi per salmoni proveniva da queste fonti: un paradosso per un settore che potrebbe contribuire a ridurre la pressione sugli stock selvatici (Medium- and large-scale aquaculture, UN 2026) ma che per alimentare gli organismi allevati ancora dipende dalle risorse marine.
Per rispondere a queste criticità, l’Unione europea ha definito un quadro strategico e normativo volto a promuovere un’acquacoltura più sostenibile e competitiva. Gli Orientamenti strategici per un'acquacoltura dell'UE più sostenibile e competitiva per il periodo 2021–2030 della Commissione europea individuano infatti la necessità di lavorare per assicurare il monitoraggio ambientale dei siti di acquacoltura, limitare la generazione di rifiuti, applicare un approccio di economia circolare, assicurare sistemi di alimentazione sostenibili, ridurre il ricorso a prodotti farmaceutici, compresi gli antimicrobici e le sostanze antiparassitarie, che possono danneggiare l'ambiente o contribuire alla resistenza antimicrobica (González-Gaya et al., 2022).
L’innovazione come punto di svolta: Integrated Multi-Trophic Aquaculture (IMTA)
Si tratta di un approccio che, come suggerisce il nome, integra nello stesso sistema l’allevamento di specie acquatiche appartenenti a livelli trofici differenti, con esigenze alimentari diverse. Un modo per ricreare negli impianti un sistema equilibrato che si autosostiene, dove i rifiuti vengono usati da alcune specie come risorsa di partenza: proprio come succede negli ecosistemi naturali, dove la materia viene continuamente trasformata e riutilizzata (Aquaculture and Nature-based Solutions: Identifying Synergies Between Sustainable Development of Coastal Communities, Aquaculture, and Marine and Coastal Conservation, report IUCN 2022).
L’IMTA può essere applicata a diverse tipologie di impianti, sia terrestri che marini, affiancando, per esempio, all’allevamento dei pesci, la coltivazione di alghe e l’allevamento di molluschi bivalvi. Sistemi di questo tipo puntano a minimizzare i rifiuti e massimizzare l’uso delle risorse. Il risultato? Un sistema complessivamente più efficiente e resiliente, con minori impatti ambientali, minore consumo di risorse esterne (es. fertilizzanti, mangime), risparmio economico, e la possibilità di diversificare le produzioni.
È per questi motivi che l’IMTA si inserisce tra gli approcci promettenti per contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei di un’acquacoltura più sostenibile e competitiva per il periodo 2021–2030 (Commissione europea, EU Aquaculture). E a testimoniare il crescente interesse verso questo modello sono anche numerosi progetti di ricerca e innovazione, sviluppati in Europa e a livello internazionale, tra cui BLUEBOOST, PHAROS, ASTRAL e AquaVitae.
Perché CUCU Mare
Sebbene i benefici dell’Integrated Multi-Trophic Aquaculture (IMTA) siano riconosciuti dalla comunità scientifica e dalle associazioni di categoria, la sua applicazione su larga scala rimane ancora una sfida (Medium- and large-scale aquaculture, UN 2026). Le sperimentazioni condotte nell’ambito di progetti come quelli citati hanno evidenziato il potenziale di questo approccio, ma la sua diffusione incontra ancora diversi ostacoli. Tra questi, la necessità di sviluppare soluzioni adattate alle caratteristiche dei singoli contesti locali e di rafforzare il supporto politico e istituzionale a favore della sua implementazione.
È su queste sfide che interviene CUCU Mare, che nei prossimi 36 mesi sperimenterà l’allevamento integrato di mitili e cetrioli di mare, lavorando non solo sul miglioramento delle tecniche di allevamento, ma anche sul rafforzamento della cooperazione istituzionale transfrontaliera, sul trasferimento di competenze e sulla condivisione di conoscenze tra i Paesi e i diversi stakeholders coinvolti.
Seguiranno aggiornamenti del progetto sui nostri canali!