Dopo intensi mesi di lavoro a distanza, il progetto REMAR, finanziato dalla regione Emilia Romagna e realizzato in collaborazione con ISCOS Emilia-Romagna e Cestha, ci ha finalmente portati in Mozambico. E’ un progetto internazionale che ha l’obiettivo di contribuire allo sviluppo economico e sociale delle comunità costiere nel nord del Mozambico, attraverso un approccio integrato che combina la conservazione degli ecosistemi marini, la promozione della pesca sostenibile e la partecipazione delle popolazioni locali nella gestione del territorio. A giugno 2026 abbiamo partecipato alla missione sul campo, lavorando all’interno delle mangrovie, ecosistemi centrali per il progetto e da cui dipendono le attività economiche di intere comunità.
Mangrovie: le foreste tra terra e mare
Le mangrovie, di cui esistono circa 80 specie, crescono nelle regioni tropicali e subtropicali del pianeta. Il Mozambico, con oltre 300000 ettari lungo le coste, ospita la seconda più grande area di mangrovie dell'Africa (Da Costa & Macamo, 2023). Queste foreste costiere, situate tra terra e mare, sono costituite da alberi altamente specializzati capaci di vivere dove poche altre piante riuscirebbero. Riescono infatti ad assorbire l'acqua salmastra e filtrare gran parte del sale disciolto, con alcune specie in grado di eliminare fino al 90% del sale. Hanno radici arcuate e parzialmente immerse in acqua, che consentono alla pianta di resistere a venti e correnti, e di ancorarsi saldamente a sedimenti fangosi e poco stabili. La scarsità di ossigeno nel suolo rappresenta un'ulteriore sfida. Per superarla, molte specie sviluppano gli pneumatofori, particolari radici aeree che emergono verticalmente dal terreno e che consentono gli scambi gassosi grazie alla presenza di minuscole aperture sulla loro superficie (lenticelle).
Servizi ecosistemici per le comunità
Per le comunità coinvolte nel progetto REMAR, le foreste di mangrovie rappresentano una risorsa fondamentale. Oltre ad essere un filtro naturale per l’acqua e stabilizzare la costa, le mangrovie forniscono legname, un materiale essenziale per le comunità con cui abbiamo lavorato, per ricostruire abitazioni e infrastrutture dopo le guerre e i cicloni che hanno devastato il Paese. I mangrovieti sono tra i più importanti hotspot di biodiversità del pianeta e svolgono un ruolo chiave come nursery per un’ampia varietà di specie marine. Anche in Mozambico contribuiscono a sostenere la pesca e l’acquacoltura, garantendo risorse alimentari e favorendo lo sviluppo di attività economiche come il turismo. Uno dei servizi più importanti offerti da questi ecosistemi è la loro capacità di assorbire e immagazzinare grandi quantità di carbonio atmosferico, un processo cruciale a livello globale ma spesso invisibile. Attraverso la fotosintesi, il carbonio viene incorporato nella biomassa della pianta e, successivamente, nei sedimenti quando la vegetazione si degrada o muore. Si forma così una riserva di “carbonio blu” che può conservarsi per lunghi periodi: una delle più efficaci forme naturali di mitigazione dei cambiamenti climatici.
Ecosistemi a rischio
Nonostante la loro straordinaria importanza, le foreste di mangrovie sono tra gli ecosistemi più minacciati al mondo. Negli ultimi quarant’anni si stima che a livello globale sia andato perso oltre il 20% delle mangrovie (The world’s mangroves 2000–2020, FAO) e che circa il 50% delle foreste è attualmente a rischio (Red List of Mangrove Ecosystems, IUCN 2024). Se in passato, questi ambienti hanno subito un forte degrado a causa dello sfruttamento del legname, della deforestazione legata all'espansione agricola e all'acquacoltura dei gamberi, oltre che a causa degli effetti indiretti della costruzione di dighe, oggi a queste pressioni si aggiungono anche le conseguenze dei cambiamenti climatici. Nelle aree che abbiamo visitato infatti, le mangrovie sono minacciate soprattutto dall’abbattimento delle foreste per ricavare legname e materiali da costruzione, una pressione che aumenta in seguito a guerre, conflitti ed eventi climatici estremi che colpiscono il territorio. L’innalzamento del livello del mare, l'aumento della frequenza e dell'intensità delle tempeste mettono poi a dura prova sia gli ecosistemi costieri sia le comunità che da essi dipendono per la propria sicurezza e il proprio sostentamento.
Le azioni del progetto
Per far fronte a queste criticità e alla dilagante povertà di queste zone, REMAR sta promuovendo, insieme alle organizzazioni e alle comunità locali, diverse iniziative tra cui l’avviamento di esperienze pilota di acquacoltura su piccola scala con il coinvolgimento diretto di donne e giovani. Queste azioni hanno avuto un duplice obiettivo: da un lato, promuovere pratiche più rispettose dell’ambiente, dall’altro di diversificare le fonti di reddito e rafforzare il ruolo sociale ed economico delle donne, favorendo una maggiore inclusione nei processi produttivi. Da qualche mese sono state inoltre avviate attività di piantumazione delle piantine di mangrovie in collaborazione con i partner locali e, in alcune comunità, con il coinvolgimento di scuole, studenti e giovani. In questa prima fase di piantumazione Sea the Change ha svolto una valutazione tecnico-scientifica per stimare il potenziale di stoccaggio di CO2 delle mangrovie. L’obiettivo è fornire supporto per lo sviluppo di futuri progetti di carbonio blu, basati su sistemi di compensazione ambientale legati a questo cruciale servizio fornito dai mangrovieti. Lo scopo di REMAR è generare un impatto duraturo sia sul piano ambientale che socio-economico, coinvolgendo le comunità locali, valorizzando il sapere tradizionale e promuovendo un approccio partecipativo alla gestione delle risorse naturali. Come Sea the Change siamo orgogliosi di essere parte del team e contribuire con le nostre competenze a rafforzare la resilienza degli ecosistemi e delle comunità coinvolte.
Riferimenti
https://iucn.org/node/33749/red-list-mangrove-ecosystems
https://openknowledge.fao.org/items/477d2ce2-8009-4a8b-96c4-2965595b423e