Un problema globale con particolarità locali

Una delle caratteristiche delle sfide ambientali, specialmente quando si parla di ambiente marino, è la loro dimensione globale. Ed è forse anche per questo motivo che molti problemi che oggi riconosciamo come evidenti e allarmanti, per molto tempo, troppo, sono stati ignorati. Si è voltato lo sguardo altrove, nascondendo la polvere sotto il tappeto o, in questo caso, la bottiglia di plastica sotto il mare. 

Ma poi tutto torna. Disponiamo di un solo mare, un'unica superficie blu che connette popoli, nazioni ma anche le sfide ambientali che spesso vorremmo confinare in un luogo preciso lontano da noi.  

Tra queste, la plastica è uno dei problemi che più ci ricorda quanto pensare in ottica marina significhi andare oltre i confini nazionali e gli interessi individuali

Oggi di inquinamento da plastica e di microplastiche se ne parla moltissimo. Si stima che ogni anno negli ecosistemi acquatici finiscano tra i 19 e i 23 milioni di tonnellate di rifiuti plastici e, secondo un rapporto della IUCN del 2021, l’80% di tutti i rifiuti marini è costituito proprio da plastica. 

Una società usa e getta

Le previsioni per il futuro non sono più rassicuranti. Già tra il 2012 e il 2022 la quantità di plastica prodotta per abitante era aumentata di quasi 8 kg, arrivando a 36.1 kg di rifiuti di imballaggi in plastica generata da ogni persona nell’UE nel 2022. E le stime indicano che entro il 2040 i rifiuti plastici nei nostri mari potrebbero addirittura triplicare.

Circa metà della plastica prodotta a livello globale è destinata alla produzione di articoli monouso o imballaggi che vengono buttati entro un anno. Una dinamica che riflette una scarsa lungimiranza e, soprattutto, l’incapacità di pensare alle conseguenze su scala globale. 

La plastica, che è costituita da polimeri derivati dal petrolio, tra le varie proprietà che la caratterizzano, è un materiale fotodegradabile. L’azione del sole, insieme a quella delle onde, provoca la frammentazione dei pezzi di plastica in frammenti di piccole dimensioni, fino a trasformarli in microplastiche e nanoplastiche.

Plastica ovunque

Si stima che una persona ingerisca circa 50000 mila particelle di plastica in un anno. E non sorprende che microplastiche e nanoplastiche siano state trovate in diversi tessuti del corpo umano: nel sangue, nel latte materno, negli organi riproduttivi, ovunque.

Quando il problema tocca direttamente la salute umana, l’interesse aumenta, ma ricordiamoci che ancor prima dell’essere umano, le microplastiche hanno conseguenze significative anche per tutti gli ecosistemi e la fauna associata. La plastica è presente a ogni livello dell’ambiente marino, dalle acque superficiali fino ai sedimenti più profondi: nessuno ne è immune. 

I passi in avanti sul piano normativo

Proprio grazie alla crescente consapevolezza degli impatti dell’inquinamento plastico sull’ambiente e sulla salute umana, il quadro normativo europeo e internazionale ha iniziato da tempo a muoversi in questa direzione. L’obiettivo è intervenire sia a monte, riducendo o vietando la produzione di alcuni prodotti in plastica, sia a valle, migliorando la gestione dei rifiuti. 

Tra le iniziative più recenti il Regolamento (UE) 2025/2365, focalizzato sulla prevenzione della dispersione dei pellet plastici, una delle principali fonti di rilascio di microplastiche nell’ambiente europeo, e il Regolamento (UE) 2025/40, che punta a ridurre i rifiuti di imballaggio, promuovere il riutilizzo e rafforzare i sistemi di riciclo.

Un solo mare: una responsabilità collettiva 

Considerare la plastica come problema globale è cruciale per affrontarlo in modo efficace. Basti pensare che circa l’80% dei rifiuti plastici presenti in mare in realtà deriva da attività che si svolgono sulla terraferma e che quindi sia necessario cambiare prospettiva e attenzionare anche queste fonti di provenienza. Non si stratta solo di intervenire dove il problema è visibile ma lungo tutta la filiera, considerando la molteplicità delle vie di inquinamento e di gestione. 

Anche sul piano normativo l’impegno europeo rappresenta un primo passo per poi guidare anche altri paesi nella stessa direzione, specialmente se si considera che sono i paesi a reddito medio-basso, dove la gestione dei rifiuti è ancora molto inefficiente, a generare più inquinamento da plastica rispetto a paesi ad alto reddito. Si stima che in un paese a basso o medio-basso reddito una persona generi più di 50 volte l’inquinamento da plastica di una persona in un paese ad alto reddito, nonostante produca complessivamente quattro volte meno rifiuti plastici. E anche il fatto che i 10 fiumi che contribuiscono maggiormente all’inquinamento da plastica negli oceani si trovino in Asia, ci dice molto sulla responsabilità collettiva che tutti abbiamo, a diversi livelli, in tutto il mondo. 

Il nostro lavoro contro l’inquinamento da plastica  

Sea the change lavora da anni sull’inquinamento da plastica, con diversi progetti che affrontano questa problematica da diverse prospettive. Tra le collaborazioni più recenti c’è quella con il progetto “Eco-River”, dedicato alla rimozione dei rifiuti galleggianti nei fiumi. Intervenire a questo livello significa infatti intercettare la plastica prima che raggiunga gli ecosistemi marini: si stima infatti che l’85% dei rifiuti plastici in mare arrivi proprio dai fiumi. 

Accanto a questa iniziativa, anche i progetti “Fishing for Litter”, “The plastic Hunter” e “Venezia - operazione canali puliti” operano “a valle”, focalizzandosi sulla raccolta di rifiuti e microplastiche in mare e altre tipologie di ecosistemi acquatici. 

Tuttavia, la rimozione dei rifiuti non basta: per affrontare davvero il problema è fondamentale agire anche “a monte”, prevenendo i comportamenti che generano inquinamento e rafforzando la consapevolezza. Questi obiettivi sono al centro di MarEdu, un progetto educativo che coinvolge le scuole in tutta Italia e offre ai ragazzi gli strumenti per leggere la realtà, comprendere il problema dell’inquinamento plastico e agire come cittadini responsabili. 

Affrontare l’inquinamento da plastica non è solo una sfida locale o nazionale: è una responsabilità condivisa che riguarda ogni azione, dalla produzione, alle scelte quotidiane, fino alle politiche industriali e legislative.

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